l’ORGANIZZAZIONE

Tratto dal libro intervista di Tiziano Terzani “La fine è il mio inizio”

TIZIANO: Mi sono spesso chiesto, strada facendo, da dove sarebbe arrivata la soluzione al problema che affrontiamo, quello dell’umanità che mi sembra stia annaspando nella sua ricerca di una soluzione a quello che non va.

Una volta, attraversando in nave lo stretto di Malacca, in una di quelle belle serate in cui si stava sulla tolda della nave a guardare il tramonto, vidi all’orizzonte decine di splendide isolette, mi venne la divertente idea che la soluzione sarebbe arrivata dalla congiura dei poeti. Perché soltanto la poesia mi pareva potesse ridarci una spinta di speranza. Identificai un’isola lontanissima, insignificante, che non era segnata su nessuna carta, ma in cui immaginavo crescesse una generazione di giovani poeti che aspettavano il momento di prendere in mano le sorti del mondo. Avevo in qualche modo il sentimento che non c’era una soluzione nei partiti, nelle istituzioni, nelle chiese, dove tutti ripetono le stesse cose, oggi per giunta senza neanche più quella carica ideologica che c’è stata nel passato.

Finché non venisti tu a dire una cosa che mi colpì. Dicesti che vivendo in India o in California o viaggiando ti capitava di incontrare gente nuova, mai vista, e di renderti conto, nel mezzo del discorso, che usava un linguaggio in cui ricorrevano parole che vi legavano. Allora venisti fuori con un’idea che trovai brillante: che esiste nel mondo quella che tu chiamavi l’Organizzazione.

Quel nome da dove ti viene?

FOLCO: L’ho inventato

TIZIANO: Ma il bello è che non è una organizzazione. E’ la cosa più disorganizzata, più informale, più inesistente che ci sia, che però attraverso strane vie lega tutta una serie di persone a delle stesse idee, delle stesse intezioni, delle stesse aspirazioni. E questo mi pareva coincidere anche con la mia congiura dei poeti. Un gesto, un darsi la mano in un certo modo, una sorta di mistica massoneria, nel mondo dei giovani in particolare, in cui in qualche modo si trovano nuove vie o si sente che c’è qualcosa di nuovo nell’aria.

L’Organizzazione è anche una bella chiave, perché spiega la fine della politica, cioè spiega perché la politica non risponde più ai problemi, perché si sta andando verso altre soluzoni: la religione, la spiritualità, eccetera. Infatti non c’è più un partito a cui uno va e dice <Eccomi! Voglio la tessera, voglio lavorare con voi. Ditemi cosa posso fare. Devo attaccare i volantini per le prossime elezioni?> Questo non c’è più. Ma c’è la sensazione che tutti partecipano a una cosa misteriosa di cui ci sono i fili, ci sono i capi, ci sono i coetanei, gli amici. Lo trovo molto bello e fa parte di una visione positiva che voglio lasciare ai giovani.

Quando uscirono le Lettere contro la guerra e io andai in giro per l’Italia nel mio pellegrinaggio di pace, mi capitò una volta di dire <Bé, la soluzione c’è, sta avvicinandosi. Mio figlio la chiama l’Organizzazione e sente di appartenerci assieme a tanta altra gente>. Mi colpì che era come aprire una cateratta perché tanti si riconoscevano subito in questa idea e la cosa curiosa è che cominciai a ricevere lettere. Uscivo dagli incontri e trovavo persone che mi mettevano un bigliettino in tasca e bisbigliavano <Sono anch’io dell’Organizzazione!>

Lo trovavo stupendo.

FOLCO: Ti svegli una mattina e senti che fai parte di questa cosa, senza sapere bene cosa sia, dove abbia la sua base, chi ne faccia parte. A volte ho domandato a una persona incontrata per caso: <Tu sei membro dell’Organizzazione?> Il primo a cui mi è venuto di chiederlo mi ha guardato come per dire <Ma tu sei proprio un grullo?> Dopo è diventato uno dei miei migliori amici. Insomma, la domanda è quella, è scherzosa. La capisci o non la capisci.

TIZIANO: E’ vero. C’è questa voglia di appartenere a qualche cosa che valga la pena. A una cosa grande.

FOLCO: E che esprima la volontà di migliorare, di agire, di fare quel che è giusto. E’ molto difficile sentire che, da soli, si possono cambiare le cose. Sai, a cosa serve consumare di meno e non creare spazzatura se gli altri fanno il contrario? Sembra un po’ inutile, no? Se invece si crea un grande movimento che dice <Via, oggi si parte!> tutto diventa possibile.

TIZIANO: Non si va alle riunioni, non si parla. Non c’è da parlare, è tutto istintivo. C’è qualcosa che ci lega perché insieme si ritorni al giusto. Perché il giusto c’è e la gente lo sente. Sente dove c’è il bene, dove c’è il male: di chi si può fidare, di chi non si può fidare. Sente che è giusto, giusto nella vita di tutti i giorni; cosa vale la pena e cosa non vale la pena; dove sei preso per il culo dal sistema e dove invece ti puoi salvare.

FOLCO: Ma c’è quasi il bisogno che il richiamo venga dall’esterno anziché da una persona, che non si sappia nemmeno da dove viene.

TIZIANO: Viene dall’istinto, non dalla ragione. Lo vedi? La ragione sragiona. E’ arrivata al limite di se stessa, non ti puoi più fidare della ragione. Pensa cosa vuol dire <capire>. Pensaci bene! Non capisci con la ragione. C’è un capire con la ragione che rimane in superficie. E’ soltanto quando fai l’esperienza tu – intima, intuitiva – di quel capire, che capisci davvero.

FOSCO: Come, per esempio?

TIZIANO: In tutte le cose. Come capisci i tuoi rapporti umani, il tuo posto nella vita, nella società? Capisci dove stai con la ragione, ma non capisci. La vera comprensione è quella che va al di là della ragione e che si fonda sull’istinto, sul cuore. Questo che levi, che rimetti, che sostituisci con la pompa. Invece è uno strumento incredibile di comprensione.

FOLCO: Divertente che siano venuti da te a dirti <Anch’ io sono dell’organizzazione!>

TIZIANO: Sì, come se fosse un’associazione clandestina.

Ride

E il bello è che questa Organizzazione non c’è. E’ buffo, no? Ma è bella la storia, la trovo bella. E’ il segno, forte, di un’aspirazione, della speranza che da qualche parte ci sia la soluzione; che esiste un legame segreto, non formato su regole; che c’è gente che non ha rinunciato ai suoi ideali, che non ha rinunciato a quel qualcosa di più grande della vita quotidiana e che improvvisamente sente che non è sola. Questa è la cosa importante. Io l’ho trovata esilarante proprio.

E’ in queste piccole cose che ci sono segnali di qualcosa di nuovo.

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Il contenuto del mio blog mi definisce meglio di come possa definiermi io stesso
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